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Jazz e jazzisti italiani
Il formarsi del jazz italiano

Il primo impatto del bop avviene negli anni Cinquanta, impatto che darà il via al jazz italiano, con personaggi quali Gaslini, Cerri, Cuppini,[1] Volonté, Valdambrini, Rotondo, Basso, Intra e molti altri, musicisti che, facendo scuola, getteranno le basi per l’indipendenza del jazz italiano e per la sua originalità e affermazione. La fondazione della rivista «Musica jazz» risale addirittura al 1945, fondata da Testoni con la prestigiosa firma di Polillo (il vero caposcuola della critica jazzistica italiana). Gaslini sarà il primo a scrivere un brano jazz in stile dodecafonico e metterà a punto la poetica della Musica totale.
I primi suoni bizzarri vennero ascoltati dalle bande dell’esercito statunitense; nel 1918 si esibì a Roma l’orchestra Jim Europe. Si deve sempre tener presente il ruolo della banda, non solo nella nascita del jazz ma fino ad oggi, quando ancora molti jazzisti iniziano il loro percorso proprio dalle fila dell bande.[2] Fino al secondo dopoguerra la musica jazz veniva detta ‘sincopata’ e i primi complessi italiani erano formati da musicisti che erano stati all’estero, come il batterista Arturo Agazzi (1890-1968) che, dopo esser stato in Inghilterra, nel dopoguerra, tornato in Italia costituì la sua Syncopated Orchestra, e come il sassofonista Carlo Benzi che formò l’Ambassador’s Jazz Band. Con entrambi questi leader collaborò il pianista Gaetano Nervetti (1897-1980). Altri pionieri furono i chitarristi Vittorio Spina e Michele Ortuso (1907-1981) e il violinista Cesare Galli (1908-1995).

La storia del jazz italiano e la sua diffusione si può fare iniziare con l’orchestra diretta da Pippo Barzizza (Genova 1902-San Remo 1994) che fece conoscere lo stile swing, di cui è un buon esponente Gorni Kramer,[3] direttore d’orchestra, fisarmonicista, contrabbassista e compositore raffinato. Il suonare più strumenti, così come il suonare improvvisando e in gruppi di musicisti differenti sono caratteristiche del jazz, le quali non si riscontrano nella musica dotta. Attorno all’ottima orchestra di Kramer operarono trombettisti quali Baldo Panfili, Nino Impallomeni, Astore Pittana, Natale Petruzzelli; il trombonista Clinio Bergamini; i clarinettisti e sassofonisti Piero Rizza (anche leader di una sua orchestra), Libero Massara, Piero Cottiglieri, Tullio Mobiglia, William Righi; i pianisti Romero Alvaro, Enzo Ceragioli, Eraldo Romanoni, Luciano Sangiorgi, Alberto Semprini (anche lui leader di una sua orchestra); i chitarristi Armando Camera, Luciano Zuccheri, Cosimo Di Ceglie; i contrabbassisti Ubaldo Beduschi, Michele D’Elia; i batteristi Pippo Starnazza, Giuseppe Ruggeri, Claudio Gambarelli; i violinisti Gianmario Guarino, Sergio Almangano, Max Springher; i cantanti Alberto Rabagliati, Natalino Otto (famosi anche nell’ambito della musica leggera) e Armando Trovaioli.[4] Buoni arrangiatori e jazzisti furono Francesco Ferrari, Franco Mojoli e Roberto Nicolosi (1914-1989), che fu il primo a dirigere una serie di incisioni (fra il 1946 e il 1948) denominate Jazzisti italiani. Ancor prima, nel 1938, venne pubblicato il primo libro sul jazz, scritto da Giancarlo Testoni ed Ezio Levi. Tutti questi musicisti stanno a dirci che, negli anni del dopoguerra, vi fu un discreto movimento intorno alla musica swing. Già nell’estate del 1945 si potette ascoltare la prima trasmissione radiofonica sul jazz, intitolata La galleria del jazz e pressoché contemporaneamente venne stampata la prima rivista «Musica jazz», che, fra le altre, portava la firma del caposcuola della critica jazzistica italiana, Arrigo Polillo.[5]
Esempio del continuo perfezionarsi del jazz italiano fu la formazione dell’orchestra di Francesco Ferrari, inoltre, la Roman New Orleans Jazz Band, la Original Lambro Jazz Band e la Milan College Jazz Society (costituitasi a Milano nel 1952); figura di rilievo fu quella di Eraldo Volontè.[6] Contemporaneamente iniziarono anche le tourné in Italia di molti musicisti americani, come quella del 1949 di Louis Armstrong.
Fu fra gli anni Cinquanta e i Sessanta che il jazz italiano si dimostrò maturo, si misero in luce strumentisti di grande valore quali i trombettisti Nuzio Rotondo (1924-2009), e Oscar Valdambrini[7] che, assieme al sassofonista Gianni Basso,[8] furono i primi a recepire lo stile del be bop.

Franco Cerri (Milano 1926), dopo gli esordi alla radio con l’orchestra di Gorni Kramer e il Quartetto Cetra, si è importo come uno dei più sensibili chitarristi non solo italiani, dedicandosi molto anche alla didattica, insieme a Enrico Intra, fondò i Civici Corsi di Jazz di Milano. Fra gli ultimi progetti Cerrimedioatutto (2011).
Renato Sellani (Senigallia 1926-Roma 2014) fu pianista di riferimento del jazz italiano; gli inizi avvennero con collaborazioni importanti, come quelle con Basso, Valdambrini e Baker. Successivamente da sottolineare la sua collaborazione con Tiziana Ghiglioni. Formò il trio con Massimo Morricone al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria; ha suonato con Mina, Arigliano, Bongusto e altri; scrisse molte musiche per il teatro; da citare Quando m’innamoro (2012).
Gianni Bedori (Mantova 1930-Milano 2005) fu un magnifico sax tenore che seppe toccare le corde liriche rimanendo legato a un suono deciso e fin aggressivo; nel 2003 pubblicò Controtempo dove suona il melody sax, uno strumento usato durante gli anni Venti. È stato anche autore di colonne sonore.
Gianni Coscia (Alessandria 1931) ha suonato con Kramer, riuscendo a dare alla fisarmonica una dignità colta e jazzistica pur non rinnegando le influenze popolareggianti; ha preso parte al Quartetto di fisarmoniche (Galliano, Azzola, Salis), ha collaborato con Trovesi e Rava e con infinit altri. Dalla sua discografia citiamo Round about Offenbach (2011).
Mario Schiano (Napoli 1933-2008), fu uno dei altosassofonisti storici del jazz italiano, in possesso di un suono forte e un fraseggio solare; fu fondatore, assieme a Gincarlo Schiaffini, Marcello Melis e Franco Pecori, del Gruppo Romano Free Jazz; dal free nutrito di ironici atteggiamenti ha recuperato anche inflessioni blues e spunti derivanti dalla canzone napoletana. I musicisti nati negli anni Trenta furono coloro che dettero una personalità spiccata al jazz italiano, sganciandolo spesso dalla subordinazione a quello americano. Fra i suoi ultimi lavori, Supposing that… (2002).
Enrico Intra (Milano 1935) è ancora oggi un grande interprete della musica afro-europea rivisitata in maniera originale (a volte anche con un tocco pop); ha lavorato anche con la musica elettronica, nel repertorio religioso e nella ricerca dell’abbinamento fra musica e cinema espressionista. È un pianista che è riuscito anche a creare un sound ‘italiano’; dagli anni Ottanta ha sviluppato il progetto Sound Movie, basato sull’improvvisazione sollecitata dalle immagini di film muti; con Cerri fondò e dirige l’Associazione Musica Oggi di Milano e i Civici Corsi di Jazz, all’interno dei quali guida la Civica Jazz Band; nelle sua discografia, si segnala Piani diversi (2011).
Antonello Vannucchi (Lucca 1936) ha fatto parte dell’Orchestra della RAI di Roma; fece parte del Quintetto di Lucca; successivamente ha suonato l’organo Hammond C3 nel gruppo MARC4. Ha accompagnato molte star della musica italiana, fra cui, Mina, Vanoni, Milva, Zanicchi, Morandi, Modugno De Andrè. Qui vediamo come il jazz si apra, contemporaneamente, al versante della musica colta, soprattutto con il free e a quello della canzone; nato bastardo, il jazz è vera musica inclusiva. Da citare Back in Time (2013).
Gianni Cazzola (San Giovanni in Persiceto 1938) straordinario batterista swing e bebop; gli inizi avvennero assieme a Franco Cerri e quindi nel quintetto di Valdambrini-Basso; successivamente suonò spesso con Gaslini; nel 1988 creò l’Italian Repertory Quartet (che ebbe due formazioni; nel 1992 formò il Nuovo Sestetto Italiano e quindi altre formazioni; da citare Blakey Legacy (2011).
Claudio Fasoli (Venezia 1939) è musicista complesso ed eclettico, fece parte de I Perigeo, della Grande Orchestra Nazionale e del Quintetto di Gaslini; da citare l’interessante progetto London Tube (2014).
Enrico Rava (Trieste 1939)[9] è fra i jazzisti più noti a livello internazionale, trombettista dalla struggente e intimistica vena melodica; ha vissuto negli Stati Uniti, dove ha collaborato con Gato Barbieri e poi con Roswell Rudd; il suo primo disco da leader risale al 1972, Il giro del mondo in 80 giorni; tre anni dopo, seguì lo straodinario The Pilgrim and the Stars; molti i gruppi da lui fondati, nei quali ama molto coinvolgere i giovani più promettenti; nella sua importante discografia possiamo citare Rava on the Dance Floor (2012).
Giovanni Tommaso (Lucca 1941), contrabbassista di fama, nel 1957 entrò nel Quintetto di Lucca, con il fratello Vito al pianoforte, Gaetano Mariani alla chitarra, Antonello Vannucchi al vibrafono e Giampiero Giusti alla batteria (nel 1960, Mariani abbandonò il gruppo che divenne il Quartetto di Lucca). Soggiornò spesso a New York; nel 1971, formò il gruppo jazz-rock dei Perigeo, assieme a Claudio Fasoli al sax, Tony Sidney alla chitarra, Franco D’Andrea alle tastiere e Bruno Biriaco alla batteria, un gruppo cult, sulla scia di Miles Davis e dei Weather Report. Nel 2007, formò una nuova band, Apogeo, con Daniele Scannapieco al sax, Bebo Ferra alla chitarra, Claudio Filippini al pianoforte e Anthony Pinciotti alla batteria. Da citare Basso profilo (2011).
Franco D’Andrea (Merano 1941) è uno dei pianisti più apprezzati; gli esordi risalgono al 1963, con Nunzio Rotondo; l’anno successivo incise il suo primo disco con Gato Barbieri. Mette a punto un sistema compositivo basato su dei nuclei sonori, sperimentando sonorità nuove con il Modern Art Trio (1968-71). Da segnalare l’esperienza col gruppo jazz-rock I Perigeo (1972-1977). Più recentemente ha formato il raffinato quartetto con Andrea Ayassot al sax, Aldo Mella al basso e Zeno de Rossi alla batteria. Lo stile recente si depura delle vecchie influenze e approda a una bella fluidità creativa. Da segnalare i lavori monografici su diversi maestri storici (da Monk a Tristano, da Ellington a Tatum etc.) e il cd Today (2013).
Giancarlo Schiaffini (Roma 1942), figura di riferimento per ogni trombonista e tubista; è stato uno dei protagonisti della scena jazzistica romana degli anni Sessanta, dove col Gruppo Romano Free Jazz (Schiano, Melis, Pecori) realizzò uno dei primi concerti free in Italia; s’interessò alla musica elettronica; molto attivo anche nel settore della contemporanea colta (collaborando con Cage, Scelsi e Nono); da citare Cruciverba (2013).
Gianluigi Trovesi (Bergamo 1944) suona i sax e i clarinetti, con uno stile ricco di sollecitazioni che vanno dal classico al folk; nel 1977 ebbe inizio la sua carriera con il trio insieme a Paolo Damiani al basso e Gianni Cazzola alla Batteria; l’anno successivo incise il suo primo disco, Baghèt. Ricercando nuove sonorità, spesso ispirate alla cultura popolare, Trovesi fondò, all’inizio degli anni Novanta, un eccellente ottetto. Da citare Frère Jacques (2011)
Tullio De Piscopo (Napoli 1946), anche il padre era batterista e pure il fratello suonava jazz; col suo drumming forte entrò, nel 1971, nel Gruppo di Valdambrini-Basso; due anni dopo fece parte del Jazz Power Group (Intra, Basso, Piana) e quindi del Trio con Sellani e Goya; nel 1976 fondò il Revolt Group; iniziò a collaborare con Piazzolla e s’interessò alla musica colta, collaborando con Severino Gazzelloni; ha scritto per il cinema e la televisione; fra i suoi cd Bitter Sweet (2013).
Riccardo Zegna (Torino 1946) pianista raffinato, dalla tecnica eccellente e dall’espressività intimista; possiede uno stile fra il classico e il jazzistico, ricco di idee e sollecitazioni emotive, come in Piccolo valzer del 2000, l’anno seguente realizza un cd di piano solo dedicato a Monk.
Rudy Migliardi (Asti 1946) trombonista che si divide fra il jazz e la musica barocca; trombone solista nell’Orchestra Ritmica dela RAI di Milano; ha collaborato con Fasoli, Trovesi e altri; da citare Double Face (2011).
Bruno Tommaso (Roma 1946), contrabbassista, arrangiatore e direttore d’orchestra; iniziò suonando la viola da gamba; passò al jazz con Mario Schiano e poi con Giorgio Gaslini; nel 1975 fu tra i fondatori della Scuola Popolare di Testaccio a Roma, inoltre, nel 1989, dell’Associazione Nazionale dei Musicisti di Jazz e dell’Associazione dell’Italian Instabile Orchestra. Ha diretto diversi progetti di Rava, Fresu, Trovesi, Minafra etc. È stato direttore della Big Band di Barga Jazz. Le esperienze con le orchestre gli hanno permesso di realizzare brani di grande spessore; fra i suoi progetti è da menzionare Le oche di Lorenz (2014).
Enrico Pieranunzi (Roma 1949) è pianista che proviene dal mondo della classica (si sentono alcune influenze di Debussy), si avvicinò al jazz grazie al padre Alvaro, chitarrista. Per molti anni suona con Baron e Johnson; fonò lo Space Jazz Trio (Pietropaoli, Sferra); nel 1988 vinse il referendum dei «Musica jazz» per il miglior disco dell’anno, Meridies; è stato l’unico jazzista italiano a registrare, nel 2010, nel prestigioso jazz club Village Vanguard di New York (Live at the Village Vanguard, 2013).
Antonello Salis (Villamar 1950), il primo strumento che imparò a suonare, da autodidatta, fu la fisarmonica, che ancora suona in maniera originale, poi fu la volta del pianoforte e dell’organo Hammond; gli esordi avvennero con il gruppo I Cadmo, a Roma nel 1975. Seguirono collaborazioni internazionali fino alla costituzione, nel 1995, del trio P.A.F., con Paolo Fresu e Furio Di Castri. La sua caratteristica è quella di sprizzare energia da ogni poro, un surplus di vitalità che rende le sue performance dinamiche e vigorose; ha vinto diverse classifiche; da citare Giornale di bordo (2011).
Gaetano Liguori (Napoli 1950), figlio del batterista Lino, nel 1971, fece parte del Gruppo Contemporaneo che fornì uno dei primi esempi di free italiano. Nel 1973 fondò Idea Trio, con Roberto Del Piano al contrabbasso e Filippo Monico alla batteria, videro la luce progetti quali Cile libero, Cile rosso (1974, ristampato nel 2013), la sua musica è sempre stata al servizio di un impegno sociale pronunciato (Liguori ha collaborato anche con il poeta Giulio Stocchi). Ha lavorato per il cinema, la televisione, la danza e il teatro; da citare Noi credevamo (2011).
Pino Minafra (Ruvo di Puglia 1951) ottimo suonatore di flicorno oltre che trombettista eccelso; nel 1977 fondò il Gruppo Praxis; fa parte dell’ Italian Instabile Orchestra; con il poeta Vittorio Curci fondò il festival di Noci; Colori è il suo primo cd da leader (1986) a cui segue Sudori (1995) e quindi Musica sacra della settimana santa (2010).
Maurizio Giammarco (Pavia 1952) fu tra i fondatori della Scuola Popolare di Musica di Testaccio a Roma; fece prate de I Perigeo, quindi del Gruppo di fusion Lingomania e di altre formazioni, fra cui il trio elettrico Tricycles (Tricycles, 2012). Dal 2005 dirige la Parco della Musica Jazz Orchestra (Light and Shades, 2013).
Carlo Actis Dato (Torino 1952) il suo stile ironico pare una sorta di new Dada jazzistico. Nel 1974 fu tra i promotori della band Art Studio; nel 1984 fonò l’Actis Dato Quartet, è stato ed è capofila di numerosi formazioni. Nel 2001 si classificò, come baritono-sassofonista, nella graduatoria mondiale della rivista americana «Down Beat». Il suo stile impetuoso lo porta a creare sempre progetti nuovi, fra gli ultimi lavori si po’ citare Sin Fronteras (2012).
Paolo Damiani (Roma 1952), contrabbassista, violinista, direttore d’orchestra e fulcro di un’infinità di progetti. Debuttò nel 1972 a fianco di Gaslini; i esibisce in solo, in performance con artisti di varie discipline, in duo (per esempio con Danilo Rea o con Rita Marcatulli) e in formazioni varie, collaborando anche con danzatori, come Virgilio Sieni e con scrittori, come Stefano Benni. È direttore dell’Orchestre National de Jazz. Nella sua nutrita discografia si segnala Pane e tempesta (2010).
Eugenio Colombo (Roma 1953), sax alto ma anche soprano, esponente del free italiano, negli anni Settanta collaborò con Schiano e fondò I Virtuosi di Cave; nel 1990, con il cd Giada, ottiene il giusto riconoscimento; è stato collaboratore di Giovanna Marini e co-fondatore dell’Italian Instabile Orchestra; fra i suoi progetti Sud America (2010). 
Giorgio Lo Cascio (Roma 1953-2001) fu anche giornalista, con lui il jazz incontrò le tradizioni popolari e il folk regionale, nel suo caso siciliano; nella sua breve vita riuscì a foggiare uno stile personale e a indicare una strada importante ma poco frequentata.
Stefano Cocco Cantini (Follonica 1956), oltre ad aver collaborato con molti dei più prestigiosi musicisti dell’ambito jazzistico, ha composto ed eseguito brani per spettacoli teatrali (Albertazzi, Foà etc.); nel 2006, è stato definito, dalla rivista americana «Down Beat» uno dei migliori sax soprano al mondo. Da citare Living Coltrane (2012).
Luca Flores (Palermo 1956-Montevarchi 1995), la morte della madre lo segnerà drammaticamente tanto da portarlo al suicidio; questo sfortunato pianista aveva un bel fraseggio swing basato su accenti blues; collaborò con la Ghiglioni, Cazzola e Urbani; nell’anno della morte uscì For Those I Never Knew.
Mario Raja (Napoli 1956), nel 1988 creò la sua prima orchestra la Mario Raja Big Band; nel 1996 ha formato il quartetto di sax Arundo Donax; quindi il trio Livrea; infine, nel 2006, il Mario Raja Quartetto; nel 1993 ha orchestrato l’opera di Schott Joplin Threemonisha. Dal 2007 è direttore e arrangiatore dell’Orchestra Napoletana di Jazz e dal 2010 della Big Band di Barga Jazz. Ha composto musiche per il cinema e la televisione. Da citare Lighea (2003).
Paolino Dalla Porta (Mantova 1956) è uno dei contrabbassisti più importanti della scena non solo italiana, dalle mille collaborazioni (fra cui quella con Stefano Battaglia); dal suono caldo che dialoga perfettamente con gli altri strumenti; nel 1988 fondò un suo Quartetto (cd Canguri urbani); fra gli ultimi progetti Urban Raga (2009).
Tiziana Ghiglioni (Savona 1956) si è affermata come una delle migliori voci del jazz italiano; dagli anni Ottanta ha collaborato con molti musicisti importanti, quali Rava, D’Andrea, Trovesi, Pieranunzi, Baker, Lacy, Konitz, mostrando una particolare predilezione per gli atteggiamenti free e per le contaminazioni (del resto la sua passione per il jazz nacque ascoltando Archie Schepp); fra gli ultimi progetti, da ricordare Figli (2011).  
Danilo Rea (Vicenza 1957) è un pianista dalle doti melodiche naturali; fece parte di Gruppi di progressive rock; lavorò con De Simone al Requiem per Pier Paolo Pasolini (1989); nel 1997, formò il trio Doctor 3, con Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla batteria. Spazia facilmente in repertori diversi, compreso quello pop, con le collaborazioni con Mina, Baglioni, Danieli, Paoli. Nel 2011 esce il cd Opera che segue A tribute to Fabrizio De André (2010).
Roberto Ottaviano (Bari 1957), dal 1979 iniziò a collaborare con importanti musicisti jazz, quali Dizzy Gillespie, Mal Waldron, Chet Baker, Mario Schiano e molti altri; collaborò con la Mitteleuropa Orchestra di Centazzo; nel 1983 pubblicò il suo primo disco, Aspects, nel 1986 ha fondato un quartetto con Arrigo Cappellatti e, nel 1988, ha costituito l’ensemble di ottoni Six Mobilies; da citare Arcthetics – Soffio primitivo (2013).
Rosario Bonaccorso (Riposto 1957), contrabbassita siciliano di nascita ma imperiese di adozione, ha partecipato a importanti progetti musicali a livello internazionale; apprezzato per la carica comunicativa e per la spiccata creatività quale contrabbassista, ha una naturale predisposizione alla narrazione confidenziale che rende le sue performance come frontline molto apprezzate dal pubblico. Con il fratello Naco percussionista (1960-1996) e Dado Morini crearono il Latino Suite. Fra i suoi ultimi progetti In mezzo c’è solo il mare (2013).
Massimo Urbani (Roma 1957-1993), sassofonista in possesso di un formidabile istinto d’improvvisatore, dai tratti irruenti; la sua prematura scomparsa fu causata dalla tossicodipendenza, fu perdita grave per il jazz non solo italiano; collaborò con Rava, Liguori, Pieranunzi, suonò con gli Area e con il Gruppo sardo Cadmo; il suo ultimo disco fu The Blessing.
Ettore Fioravanti (Roma 1958) bel batterista, ha fatto parte del Paolo Fresu Quintet, quindi, dal 1995, del Piero Bassini Trio e, dal 2000 del gruppo Terre di mezzo e, inoltre, del gruppo Millenovecento. È stato membro di molte orchestre (Damiani, Trovesi, Ottaviano, Bruno Tommaso). Da citare Le vie del pane e del fuoco (2011).
Roberto Gatto (Roma 1958) è fra i batteristi italiani più cercati; gli esordi avvennero nel 1975 nel Trio di Roma, con Danilo Rea ed Enzo Pietropaoli, da questo momento iniziò una serie di collaborazioni sia nell’ambito della canzone d’autore (Mina, Paoli etc.) sia in quello prettamente jazzistico (Rava, Fresu, Intra, Pieranunzi, Baker, Galliano etc.); nel 1986 pubblicò il suo primo disco, Notes; è autore anche di colonne sonore. Da ricordare Pure Immagination (2011).
Rita Marcotulli (Roma 1959), sorella della cantante Carla; dal 1988 al 1992 abitò in Svezia, tornata in Italia è iniziato il suo periodo d’oro sia con prestigiose collaborazioni sia con la scrittura di colonne sonore sia con la partecipazione al festival di Sanremo.
Pietro Tonolo (Mirano 1959), suo fratello Marcello (1955) è pianista; si affermò agli inizi degli anni Ottanta, con collaborazioni prestigiose quali quelle con Rava e con Gil Evans; seguirà il sodalizio con Rita Marcutulli, poi con Enzo Pietropaoli, Roberto Gatto e Paul Motian. Ha lavorato anche nell’ambito della musica contemporanea classica. Da citare Dajaloo (2013).
Marco Tamburini (Cesena 1959) è un trombettista dal suono potente;si è imposto, negli ultimi anni, come una delle trombe più vigorose, brillanti e precise del jazz italiano; molte le collaborazioni prestigiose; da citare Contemporaneo immaginario (2011).
Maria Pia De Vito (Napoli 1960) è strumentista (chitarra e percussioni), compositrice (attratta anche dalla musica etnica e da quella napoletana in particolare) e soprattutto grande voce di ricerca, una ricerca non fine a se stessa ma sempre finalizzata alla comunicazione e a un progetto (come quelli del 2008, Body at work e Roden Crater Suite); il suo amore per la musica sudamericana l’ha portata, dal 2010, a una collaborazione con il compositore brasiliano Guiniga.
Paolo Fresu (Berchidda 1961) è un trombettista dallo straordinario senso lirico e intimista; dopo le esperienze d’esordio, che lo videro a fianco di Nyman e nell’Orchestra di Barga Jazz, nel 1988 fondò il festival Time in jazz,[10] che ha come centro il paese natale di Fresu, a cui rimane profondamente legato. Dagli anni Novanta, il nome di Fresu iniziò a circolare in maniera sempre più diffusa, essendo anche ospite in orchestre e gruppi prestigiosi (per esempio il Devil Quartet), coordinando molti progetti multimediali e suonando con alcuni dei nomi più grandi del jazz internazionale (da Mulligan a Holland, da Zorn a Galliano etc.). Nel 2010 ha aperto la sua Casa discografica T?k Music; fra gli ultimi lavori Desertico (2013).
 Gabriele Mirabassi (Perugia 1967) spazia fra la musica classica (Cage) a quella brasiliana (Trio madeira-brasil) e ovviamente al jazz, presentandosi con il progetto Coloriage (1991, insieme a Galliano); ha formato il trio Canto di ebano (premio della critica 2008). Da citare A testa in giù! (2013).
Gavino Murgia (Nuoro 1971), la Sardegna, con le sue radici musicali particolari, è sempre presente nel percorso artistico di Murgia che, fin da giovane, praticava il canto ‘a tenore’ e lo studio delle launeddas, aspetti che vanno a fondersi con la musica afroamericana, realizzando una singolare miscela sonora. Ai sax soprano, tenore e baritono, Murgia affianca anche i flauti e il Duduk. Le ragioni di Murgia sono quelle di aprire la musica tradizionale della sua Sardegna a diverse contaminazioni, mantenendo soldo il sentimento di appartenenza.
Stefano Bollani (Milano 1972), dopo un’esperienza come turnista (anche con Irene Grandi con la quale collaborerà in seguito), il vero esordio avvenne nel 1996 con la chiamata di Enrico Rava a far parte del suo Gruppo, due anni dopo «Musica Jazz» lo proclama ‘miglior nuovo talento’. Da allora la sua carriera è inarrestabile, comprendendo anche il teatro e la musica classica. Dalla metà del primo decennio del 2000 forte è l’attrazione con la musica brasiliana, collaborando con molti musicisti di quel Paese. La sua instancabile attività in ambiti diversi lo ha reso famoso anche al di fuori del mondo del jazz. Le ragioni di Bollani sembrano essere quelle di far sentire come la musica sia una e che gli steccati alzati fra i generi non abbiamo alcun senso, ragioni che ben si accordano con la cultura Postmodern,  ragioni affrontate con sentimenti vivaci e intraprendenti, ironici e leggeri. Ha registrato la Rhapsody in Blue (2010) e fra i suoi ultimi lavori O que sera’ (2013).
Fabrizio Bosso (Torino 1973), la città di Torino continua a dimostrarsi quanto mai fertile per le esperienze jazzistiche; nel 1999, Bosso venne premiato come ‘miglior talento’ del jazz italiano e l’anno seguente uscì il suo primo disco, Fast Flight, quindi, nel 2002, la prima incisione degli High Five Quintet (con il quale si esibirà a Tokio nel 2007). Da allora l’ascesa di Bosso, con il suo fraseggio dinamico, è inarrestabile (comprese alcune fortunate partecipazione al festival di Sanremo).[11] Fra i suoi ultimi lavori Purple (2013).
Gianluca Petrella (Bari 1975), anche il padre era jazzista, trascorse un periodo in Germania, poi iniziò a collaborare con Rava; il suo primo disco, X-Ray, venne pubblicato nel 2001; nel 2006 vinse il Critics Poll della rivista «Down Beat»; con la Cosmic Band vince il Top Jazz 2009; fra i suoi ultimi progetti Il Bidone (2013).
 
Durante gli anni Ottanta fu istituita l’Associazione nazionale musicisti Jazz (AMJ).[12] Nel 1992 venne istituita la Società italiana per lo studio della musica afroamericana (SISMA). L’Italian Instabile Orchestra fu istituita nel 1990 per iniziativa del trombettista Pino Minafra, riunì molti musicisti italiani del jazz di ricerca, da Giorgio Gaslini a Mario Schiano, da Giancarlo Schiaffini a Gianluigi Trovesi; fu chiamata ‘instabile’ perché non era facile riunire musicisti così prestigiosi (e sempre impegnati!); fece molti concerti e diverse registrazioni memorabili.
 


[1] Gilberto Gil Cuppini (Milano 1924-1996) è stato uno dei primi grandi batteristi di jazz, suonando con Trovajoli e formando un suo Sestetto; quindi fece parte del sestetto Valdambrini-Basso; fra i suoi lavori è da ricordare A New Day (1980).
[2] Cfr. mie libri sulle bande
[3] Gorni Kramer (Rivarolo Mantovano 1913-Milano 1995), Gorni è il cognome e Kramer il nome, fu lui stesso a invertire. Si fece apprezzare fin dal 1934, quando si presentò all’Embassy di Milano; negli anni successivi registrò diversi dischi sia come leader di gruppi sia come fisarmonicista. Nel 1949 partecipò al Festival di Parigi come contrabbassista del trio di Armando Trovajoli. Da qui in avanti ebbe vasta popolarità anche per aver composto la musica per il teatro di Rivista e per aver partecipato a spettacoli televisivi. Ebbe un’enorme importanza come divulgatore dello swing.
[4] Armando Trovaioli (Roma 1917-2013), nel 1949, venne scelto per rappresentare l’Italia al Festival du Jazz de Paris, insieme a Gorni Kramer e Gil Cuppini. All’inizio degli anni Cinquanta divenne direttore di un’orchestra della RAI. In quel periodo iniziò a comporre famose canzoni e colonne (film di Lattuada, De Sica, Risi, Scola). Nel 1962 scrisse la musica per il film Rugantino che non fu realizzato solo nel 1973 ma che divenne subito una commedia musicale di enorme successo.
[5] Altri musicisti importanti furono il contrabbassista Giorgio Azzolini (1928); Bruno De Filippi (1930-2010) armonica a bocca e chitarra; Sergio Fanni (1930-2000) tromba e flicorno; Renato Geremia (1930-2011) pluristrumentista sa tenore e soprano, flauto, pianoforte e soprattutto violino; Dino Piana (1930) trombone, suo figlio Franco è trombettista; Giorgio Baiocco (1933-1991) sax tenore; Vittorio Gennari (1933) sax alto; Enrico Lucchini (1934-1999) batteria; Michele Lino Patruno (1935) chitarra e bajo; Guido Manusardi (1935) pianista; Mario Rusca (1937) pianista;  Paolo Tomelleri (1938) clarinetti e sassofoni; Marcello Melis (1939-1994) contrabbasso; Emilio Soana (1943) tromba; Tony Rusconi (1948) batterista; Bruno Biriaco (1949) batteria.
[6] Eraldo Volontè (1918-2003) iniziò ad appassionarsi al jazz frequentando l’Hot Jazz di Milano (fondato da Testoni). Dopo aver partecipato alle orchestre di Aldo Rossi e di Enzo Ceragioli, nel 1947, fondò una sua orchestra. Insieme a Gilberto Cuppini, negli anni Cinquanta costituì un importante trio. Si avvicinò anche al rock italiano (per esempio prestando il suo meraviglioso sax ai primi dischi di Celentano). Negli anni Settanta, dopo aver collaborato con Gaslini, formò l’Eraldo Volontè Quartet, con Stefano Cerri al basso, Guido Manusardi al pianoforte e Roberto Haliffi alle percussioni. Si è spesso occupato anche di sonorizzazioni per spettacoli e documentari.
[7] Oscar Valdambrini (1924-1996) grande trombettista che divenne noto, dagli anni Cinquanta (1955-1980), con il gruppo co-diretto da Gianni Basso, che fu il punto di riferimento più importante del nascente jazz italiano.
[8] Gianni Basso (1931-2009), splendido sax tenore, attivo dapprima nei Paesi Bassi, divenne, dalla metà degli anni Cinquanta in avanti, uno dei più apprezzati jazzisti della scena italiana.
[9] Cfr. per Enrico Rava www.enricorava.com, per Franco D’Andrea http://francodandrea.com, per luigi Trovesi www.gianluigitrovesi.com, per Enrico Pieranunzi www.gianluigitrovesi.com, per Acitis Dato www.actisdato.it, per Mario Raja www.marioraja.com, per Stefano Cantini  www.stefanococcocantini.it,  per Danilo Rea www.danilorea.it, per Roberto Gatto www.robertogatto.com, per Pietro Tonolo www.pietrotonolo.com, per Marco Tamburini www.marcotamburini.com, per Maria Pio De Vito www.mariapiadevito.com, per Paolo Fresu www.paolofresu.it, per Gavino Murgia www.gavinomurgia.com, per Stefano Bollani www.stefanobollani.com, per Fabrizio Bosso www.fabriziobosso.eu
 
 
 
[11] Fra i moltissimi musicisti di assoluto rilievo, citiamo, in ordine alfabetico, almeno i grandi: Tony Arco, Marco Ariano, Giampaolo Ascolese, Riccardo Arrighini, Stefano Bagnoli, Piero Bassini, Stefano Battaglia, Rosalba Bentivolglio, Paolo Birro, Fabio Boltro, Barbara Casini, Emanuele Cisi, Maria Pia De Vito, Marco Di Battista, Stefano Di Battista, Daniele Di Bonaventura, Furio Di Castri, Vito Di Modugno, Alessandro Di Puccio, Andrea Dulbecco, Giuseppe Emmanuele, Alessandro Fabbri, i fratelli Antonio e Ferdinando Faraò, Riccardo Fassi, Bebo Ferra, Marco Fumo, Gianni Gebba, Nico Gori, Mauro Grossi, Pietro Iodice, Battista Lena, Piero Leveratto, Giorgio Li Calzi, Claudio Lodati, Lanfranco Malaguti, Stefano Maltese, Massimo Manzi, Giancarlo Maurino, Marco Micheli, Lucian Milanese, Ada Montellatico, Massimo Moriconi, Edgardo Dado Moroni, Walter Paoli, Raffaello Lello Pareti, Marcello Peghin, Umberto Petrin, Enzo Pietropaoli, Andrea Pozza, Giampiero Prina, Andrea Rossi Andrea, Giancarlo Scaglia, Nicola Sergio, Fabrizio Sferra, Nicola Stilo,Roberto Taufic, Ares Tavolazzi, Eugenio Gegè Telesforo, Andrea Tofanelli, Tiziano Tononi, Tino Tracanna, Sebi Tramontana, Lorenzo Tucci, Attilio Zanchi etc. e i più giovani Nicola Angelucci, Francesco Cafiso, Alessandro Lanzoni, Michela Lombardi, Fabrizio Mocata, Max Soggiu e molti altri. Cfr. Flavio Caprera, Dizionario del jazz italiano, Feltrinelli, Milano 2014.
[12] Per ciò che concerne le scuole sono almeno da ricordare la Civica scuola di jazz di Milano e i Corsi di Siena Jazz, oggi parificati dal MIUR a quelli del Conservatorio. Per quanto riguarda la critica, fin dal 1945 venne pubblicata la rivista «Musica jazz», con la firma del caposcuola dei critici di jazz, Arrigo Polillo.


 




Renzo Cresti - sito ufficiale