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Giacinto Scelsi, al cuore del suono
Al cuore del suono
 
 
 
Giacinto Scelsi fu oggetto, alla sua morte, di una sscandalosa campagna denigratoria, sollevata da chi si era sempre lasciato sfuggire editorialmente la musica del Maestro e da chi, chiuso nelle proprie certezze formalistiche e post-espressionistiche, inseguiva il mito della Mitteleuropa. Agli epigoni della passione Romantik seriale una figura come quella di Scelsi appariva dilettantesca, ma i termini della questione erano incentrati solo in apparenza sul presunto dilettantismo, in realtà riguardavano interessi ben precisi (al solo Aldo Clementi riconosco la sincerità del giudizio negativo.

Aldo Brizzi fu il primo a introdurmi alla poetica di Scelsi, poi approfondita grazie a Nicola Cisternino (che recentemente, insieme a Pierre Albert Castanet, ha pubblicato la seconda edizione del bellissimo libro su Scelsi di Luna editore in La Spezia). Il gruppo strumentale dell'Associazione "Musica Futura" di La Spezia (della quale sono stato il direttore artistico) fu chiamato "Ensemble Scelsi" e, con gli amici Lorenzo Cimino e Nicola Mei, proponemmo che anche il locale Conservatorio venisse intitolato al Maestro, nativo appunto di La Spezia (col risultato che fu dedicato a Puccini!)
 
Allievo di Respighi e di Casella, studia poi dodecafonia, e la sua giovanile produzione rispecchia le influenze dei Maestri, inglobando brani di stile neo-classico e para-dodecafonici, ma lo studio delle tradizioni extra-europee lo porterà ad avvicinarsi a suggestioni orientali, di cui Scelsi prenderà l'idea che la musica abbia la facoltà di fermare il movimento delle forze cosmiche e cristallizzarne l'energia in istanti sonori. L'attività del compositore si situa fra due mondi, quello sovra-sensibile e quello terrestre.
 
Suono sferico.
 
Importante è il suono, il suono singolo, come nella tradizione cinese, ricco di infinite sfumature. Scelsi dà più importanza alla globalità sferica del suono che non alle altezze, approfondendone lo spessore, lavorando sullo spettro sonoro, lasciandosi guidare come in stato di trance, togliendo così la super visione razionale per lasciare che il suono cosmico arrivi a sé senza filtri.
 
Scelsi usava cercare il Suono improvvisando alla ondiola, la scrittura appare allora come trascrizione cristallizzata del flusso cosmico da cui il suono precipita. Qui l'influenza della religione buddista è essenziale. Ciò che riveste un aspetto innovativo nella dimensione spettrale dei suoni di Scelsi è la modalità a-costruttiva, i suoni non sono pensati come un materiale da articolare in maniera strutturalistica o anche soltanto costruttivistica (come negli spettrali francesi), ma sono pensati come suoni-klang, suoni primordiali, archetipi e respiro. E’ un suono sferico in quanto la spazializzazione dei suoni crea profondità e tridimensionalità.
 
Negli anni Settanta i compositori dell'Itinéraire (costituitosi nel 1973) si riallacciano a Scelsi e ne rivalutano la produzione, ma le differenze fra l'istintualità e il misticismo scelsiamo e l'analisi dello spettro sonoro con relative e successive perturbazioni sono forti sia a livello di poetica sia a livello linguistico, semmai la nuova considerazione di Scelsi da parte di compositori come Grisey, Murail, Dufourt etc., e da alcuni critici come Halbreich, va vista come contrapposizione rispetto alle tendenze strutturalistiche e neo-seriali.
 
Fra il sedersi alla ondiola, fra l'improvvisazione e l'intervento del trascrittore e dell'interprete, s'inserisce il fatum, non solo in quanto casualità in senso tecnico, ma anche e soprattutto in quanto destino del suono, sua Necessità. Uno degli elementi che mettono l'uomo in contatto con l'energia universale è il ritmo, vibrazione della vita, della natura e del cosmo.
 
Scelsi opera una de-composizione dei concetti e delle prassi tipicamente occidentali, il suo viaggio all’interno del suono, il suo monologo interiore, il silenzio, creano uno smarrimento dei confini esteriori. Scelsi ha intuito che la scrittura non dev'essere forzata da azioni esterne di nessun tipo, ma necessita di una lunga riflessione che ne favorisca il lievitare. Nella musica di Scelsi si nasconde un "segreto", il segreto è qualcosa da scoprire, ma anche da custodire, produce spaesamento, senso del mistero e del meraviglioso, è un pathema, un limite per il discorso. Il suono è vestigium della Bellezza.
 
Da una vibrazione lievita la musica.
 
Scelsi partecipa alla musica attraverso un atteggiamento (e)statico purificatore e l'estasi stabilisce un collegamento con l’energia del Cosmo, anche per questo la scrittura di Scelsi è senza peso corporeo, sospesa, e rivela pulizia interiore, pudicizia, creando zone di distanza, di diminuzione dal troppo del mondo, dove il pensiero diventa eremitico.
 
 
 
Da scheda critica in Enciclopedia Italiana dei Compositori Contemporanei, a cura di Renzo Cresti, III vol., 10 Cd, Pagano, Napoli 1999-2000. Da La storia come tempo, il tempo come spazio, in "Giacinto Scelsi, viaggio al centro del suono", a cura di Pierre Albert Castanet e Nicola Cisternino, Luna Editore, La Spezia 1996.
 
 

http://www.scelsi.it/



Biografia artistica
Rcco di stimoli culturali e incontri artistici di spessore è l'ambiente musicale a Roma, dove agiscono l'eredità di Respighi e Casella, unitamente al concreto operato compositivo, didattico e organizzativo di Petrassi. I ministeri, la Rai, il mondo del cinema attirano inoltre numerosi musicisti. Figura di "nicchia" in anticipo sui tempi, valorizzata come meritava solo negli ultimi decenni, è stata quella di Francesco Maria detto Giacinto Scelsi (Arcola, presso La Spezia, 1905 - Roma, 1988), conte d'Ayala Valva. Egli apparteneva a una famiglia storica siciliana che aveva svolto un ruolo significativo nelle vicende dell'Unità d'Italia. Trascorse la propria infanzia con la sorella Isabella nel castello di Valva, in Irpinia, appartenente alla famiglia per parte di madre, studiando privatamente. Ebbe una formazione scolastica e musicale irregolare, ma quando la famiglia si stabilì a Roma poté approfondire le sue conoscenze compositive con Giacinto Sallustio. Negli anni Venti viaggiò in Francia e Svizzera, stringendo amicizia con grandi nomi della cultura dell'epoca, quali Jean Cocteau, Norman Douglas, Mimì Franchetti, Virginia Woolf, che sollecitarono i suoi interessi verso la musica e l'arte. Nel 1927 si recò in Egitto presso la sorella, che lì abitava con il marito, ed ebbe così un primo approccio con una musica di origine extraeuropea. La sua prima composizione, Chemin du coeur, risale al 1929, mentre dal 1930 inizia a dedicarsi a Rotativa, lavoro per tre pianoforti, fiati e percussioni che sarà eseguito alla Salle Pleyel di Parigi il 20 dicembre 1931 per la direzione di Pierre Monteux, rivelandolo al mondo musicale internazionale. Negli anni Trenta Scelsi continua a comporre, a frequentare il bel mondo e a viaggiare. Nel 1937 il compositore organizzò in collaborazione con Goffredo Petrassi (cui fu legato da personale amicizia) quattro concerti di musica contemporanea alla Sala Capizucchi di Roma, presentando lavori di giovani compositori italiani e, soprattutto, stranieri, tra cui Kodaly, Meyerowitz, Hindemith, Schönberg, Stravinskij, Šostakovič, Prokof'ev, Nielsen, Janáček, Ibert, etc., pochissimo conosciuti in Italia. Trascorse forzatamente il periodo della Seconda guerra mondiale in Svizzera, aiutando intellettuali perseguitati e proseguendo le sue ricerche in campo compositivo. Collaborò anche alla rivista «La Suisse contemporaine». A questo periodo appartengono il Trio per archi (1942) e brani pianistici eseguiti da Nikita Magaloff. Ebbe modo di studiare la tecnica dodecafonica con Walter Klein, allievo di Schönberg, e le teorie compositive di Alexander Scrjabin con l'amico medico Egon Köler.

Dopo il periodo bellico si ristabilì a Roma, dove si trovava la sua famiglia d'origine, attraversando una crisi psichica che fu lenita solo dai suoi interessi per la poesia, le arti visive, il misticismo orientale e l'esoterismo. Al 1949 risalgono le prime esecuzioni del Quartetto per archi e di La naissance du Verbe per coro e orchestra. L'adesione alle dottrine zen influenzarono la sua attività compositiva, che s'indirizzò verso un'improvvisazione priva di condizionamenti e verso la sperimentazione in campo strumentale, documentata e coadiuvata dal nastro magnetico. In particolare, amava accostare due strumenti simili sfasati tra loro di un quarto di tono, per provocare misteriose vibrazioni, e affidava ampio spazio interpretativo ai propri esecutori (tra cui si ricordano la cantante Michiko Hirajama, il violinista Enzo Porta, il contrabbassista Stefano Scodanibbio), spesso formati da lui stesso, data la difficoltà esecutiva delle sue musiche. Nella sua produzione i Quattro pezzi (su una nota sola) per orchestra da camera (1959), eseguiti al Théâtre National Populaire di Parigi nel dicembre 1961, per la direzione di Maurice Le Roux, segnano uno spartiacque tra la prima produzione di Scelsi, che lui considerava di stampo accademico e che voleva occultare, e una nuova via compositiva del tutto personale, esito dell'interazione tra le varie componenti della sua formazione filosofico/culturale e le complesse, eterogenee esperienze musicali fino ad allora condotte, del tutto innovative per l'epoca. Il mondo accademico italiano fu generalmente ostile a Scelsi, a fronte di un maggior interesse destato dai suoi lavori all'estero. In Italia, appassionato sostenitore e divulgatore della sua musica fu Franco Evangelisti, spesso all'interno dei festival di Nuova Consonanza. Scelsi, profondo sostenitore della cultura orientale, non voleva essere considerato un compositore ma, semplicemente, una sorta di "messaggero" tra mondi diversi, messi in contatto dalle sue opere "aperte", suggestive e misteriose fin dal titolo: Anagamin per archi (1965), Pfhat per coro, orchestra, organo e campane (1974) e Sauh I-IV per quattro voci femminili (1973-1975) sono alcuni esempi. Negli ultimi anni si dedicò a pubblicazioni di tipo teorico e letterario, per la casa editrice Le parole gelate, e all'avvio della pubblicazione sistematica della sua vasta produzione musicale, a cura delle Editions Salabert di Parigi. Nel 1987 aveva dato vita alla Fondazione "Isabella Scelsi", ospitata presso l'abitazione dove egli aveva trascorso gli ultimi vent'anni della sua vita; diretta dal 2004 da Nicola Sani, è provvista di archivio/biblioteca e museo, ed è molto attiva nel promuovere l'opera del compositore con concerti e pubblicazioni.



Da http://www.musica.san.beniculturali.it/web/musica/cron-gen/scheda-periodo-gen?p_p_id=56_INSTANCE_rMx7&groupId=10206&articleId=16263&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&viewMode=normal&articleIdPadre=13172



Ad Aldo Brizzi






 



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