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Il Gallo rosso, libretto
Il Gallo rosso
 
 
 
Il Gallo rosso è un’opera a carattere simbolico che ebbe la sua prèmiere il 2 maggio 1995, presso la Sala Allende di La Spezia, preceduta da un’anteprima al Teatro di Valdottavo (Lucca) e seguita da rappresentazioni alla Sala bianca della SS. Annunziata di Poggio Imperiale a Firenze, all’auditorium dell’Istituto “Boccherini” di Lucca e a Palazzo Pretorio di Certaldo.
 
Si fa riferimento ad antichi saperi per esprimere vari sentimenti di vita. Il Gallo è simbolo di terra, per questo fa ricorso al parlato come rapporto con la concretezza dell’esperienza. Il rosso è un colore che nelle culture arcaiche simboleggia proprio la terra, ma anche il sole e la luna nuova, infatti, il Gallo racconta esperienze negative e dolorose ma alla fine esclama un inno all’amore. Per molte civiltà, a ogni essere vivente è abbinato un suono interiore, al Gallo è associato il suono fa e i suoi strumenti sono gli archi. La compositrice, Gabriella Cecchi, con grande sapienza e sensibilità, tiene conto di queste indicazioni e costruisce la struttura musicale dell’opera su determinati suoni e utilizzando strumenti che corrispondono ai caratteri espressi dalle simbologie. Dice il Gallo:
 
“Io, Gallo, sono un animale
Che vive sulla terra,
in superficie,
sto bene all’aria e al sole,
sotto un cielo pagano.”
 
L’Aquila è simbolo d’aria, fa ricorso a un canto pronunciato e spesso acutissimo, come aspirazione mistica. Il suo colore è il giallo e simboleggia l’aria, la luna crescente, il pianeta Marte e l’albero bruciato (metafora di essenzialità). Per le culture primitive l’essenza dell’aquila veniva espressa dal suono do e i suoi strumenti erano i flauti. È in stretta relazione con il gallo per il rapporto di quinta fa-do e con il pesce si-fa-do. Canta l’Aquila:
 
“Io, invece,
cerco nei silenti sentieri del cielo
un canto sospeso in gocce.”
 
Per la sapienza antica, dove gli elementi non sono simboli ma realtà, il Pesce contrassegna l’acqua e il fuoco, ha un canto appena intonato, a metà strada fra il parlato del Gallo e la melodia spiegata dell’Aquila. Simboleggia la luna calante e congiunge terra e cielo attraverso la via Lattea (acqua-fuoco-aria, musicalmente giro di quinte). Il colore del Pesce è l’azzurro, il suo suono è il si e il suo carattere è espresso dal parametro ritmico. Dice il Pesce:
 
“Un giorno un fiore mi parlò,
era un girasole
impazzito di luce,
e disse:
reputo felice
solo colui che del suo dì
è spiritualmente sereno.”
 
Il libretto usa la tecnica del montaggio ossia il linguaggio poetico prende forma da una serie di citazioni dalla poesia del Novecento le quali, montate in un certo modo, danno vita a una forma vibrante. L’opera si conclude con i tre animali che ritornellano la frase “siamo nati per amare” e cantano:
 
“L’uomo […] dovrà imparare di nuovo
Ad ascoltare
La voce segreta delle cose.”



Renzo Cresti - sito ufficiale